La Transumanza d’Autunno: l’ultima migrazione

Quando l’autunno avvolge l’Abruzzo con i suoi colori dorati, i tratturi — quelle antiche vie erbose che attraversano la regione — tornano a popolarsi di greggi, pastori e campanacci. È la transumanza d’autunno, l’ultima grande migrazione stagionale del bestiame verso il mare o le pianure, prima che la neve chiuda i valichi montani.

Riconosciuta nel 2019 come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO, la transumanza è molto più di una tradizione pastorale: è una forma di vita, un sapere antico che racconta il legame profondo tra uomo, natura e territorio.

Dai monti alle pianure: il viaggio della memoria

Per secoli, i pastori abruzzesi hanno condotto le greggi lungo i tratturi reali, veri e propri corridoi verdi che collegano L’Aquila, Sulmona e Scanno con le pianure del Tavoliere delle Puglie.
Il più noto è il Tratturo Magno, lungo 244 chilometri, che da L’Aquila scende fino a Foggia. Durante la transumanza d’autunno, i pastori percorrono ancora oggi alcuni tratti di questo itinerario, accompagnando gli animali a valle prima dell’inverno.

Ogni sosta diventa festa, con riti, musiche, canti e mercati locali che celebrano l’identità rurale d’Abruzzo. È un viaggio nel tempo, un racconto collettivo che lega generazioni e comunità.

Oggi, un’eredità viva

Oggi la transumanza è riscoperta come esperienza culturale e turistica.
Eventi come la “Transumanza di Anversa degli Abruzzi”, la “Festa della Transumanza” a Fara San Martino, o quella lungo il Tratturo Magno a ottobre, attraggono visitatori da tutta Italia e dall’estero.
Partecipare significa camminare accanto ai pastori, condividere i ritmi lenti della natura e gustare prodotti identitari come il pecorino di Farindola e il caciocavallo podolico.

La transumanza d’Abruzzo non è un ricordo, ma un ponte tra passato e futuro, tra radici e sostenibilità.
Un’eredità viva che continua a raccontare l’anima autentica di questa terra.


Quinta Parete – Vivi l’Abruzzo, scegli la tua casa con il cuore.
Torna in alto